pink & geek
Mario era il mio prof di storia dell’arte al liceo. Lo ricordo come un omaccione grande e grosso dal naso rubicondo. Non sono mai riuscita a capire se era ubriaco di prima mattina oppure se fosse una sua caratteristica naturale. Cominciava la lezione spiegando le varie correnti artistiche e terminava sempre col raccontarci le sue esperienze personali, come di quella volta in cui si è trovato a fare l’amore in una cinquecento, sfidando le leggi fisiche e geometriche. Era fiero di raccontarci delle sue marachelle di quand’era ragazzo e di quanto era fortunato ad aver respirato l’aria di rivolta e cambiamento del ‘68. Non era affatto modesto e ci ripetava in continuazione che sarebbe stato ricordato come “il miglior professore di storia dell’arte di tutti i tempi” ma questa boria non lo rendeva antipatico, anzi, ci faceva sorridere.
Tuttora penso che Mario sia un filosofo mancato. Ogni tanto era talmente orgoglioso delle frasi formulate che ci invitava a prendere il diario scolastico e scrivere sotto dettatura le sue massime. Forse anche lui come me considerava il diario come una forma d’arte o magari più semplicemente voleva farci riflettere. Stasera ritrovo scritto tra quelle pagine che “il corpo è la fabbrica del senso” e altre considerazioni sul mondo occidentale a confronto con l’oriente. Ripeteva con convinzione che “l’uomo è una struttura di carenza” e per tanto destinato a non raggiungere mai pienamente la felicità. Ricordo che la sua tattica per catturare la nostra attenzione quando davamo segnali di stanchezza era quella di discutere di sesso, religione o politica. Usava metafore improbabili, ma sempre a tema.
Alle interrogazioni faceva al massimo tre domande assolutamente prevedibili:
01. La data di morte dell’artista
02. Le opere importanti
03. Perchè viene ricordato
Il voto poteva essere 2, 6 oppure 8. Aveva un dono molto prezioso: quello della sintesi.
Discutendo talvolta mi tornano in mente le sue massime e sorrido. A distanza di cinque anni ringrazio Mario e tutti i professori che oltre ad insegnare le materie del programma scolastico regalano ai propri alunni qualche frammento della loro esperienza di vita e riescono a mettere in moto riflessioni e fantasie.