Uno, due, tre, quattro.
Uno, due, tre, quattro.

“Non è la forza che determina la velocità ma il ritmo”
dice Enrico.

Vorrei non avere fretta, almeno stavolta.
Sollevo lo sguardo verso gli alberi e le nuvole.
La brezza della sera mi accarezza il volto, l’umidità del fiume si arrampica al mio remo e mi afferra le mani.
La tensione della giornata, invece, scivola giù e affonda nel fiume.

Carlotta urla “Collisione!” e tutti scoppiano a ridere, poi mi incita a remare per scivolare via più veloci.
Hermann dietro di me è salito in canoa per la prima volta e con il sorriso sulle labbra sta già programmando di tornarci presto, con la famiglia al seguito. Ogni tanto sentiamo il fruscio dei canneti dietro di noi: non è il vento ma qualche sfortunato che perde la rotta e si incaglia sulla riva. Il tragitto è breve, e la fame comincia a farsi sentire. E’ il momento di attraccare.