Nella Galassia Pedemontana, coagulata in diverse nebulose secondo misteriose linee-guida.” Per essere più precisi, “verso Treviso, il regno di Benetton e dei suoi diecimila fornitori.” Sorrido leggendo “Bestiario Veneto” perchè quello che dice Paolini è così preciso, così vero.

Mi viene la tentazione di chiamarmi fuori” dice. Anch’io ho disprezzato Treviso, piccola città rinchiusa tra le sue mura, così inospitale, popolata da persone apparentemente fredde e snob. Non è un caso che si chiami Treviso dice il mio capo inglese, che sta cercando di analizzare i suoi nuovi conterranei a TRE FACCE.

Quando cercava casa ho dovuto garantire io per lui, per il mio capo che guadagna quanto l’intero dipartimento messo assieme! Ma la signora che vendeva la casa non si fidava, non voleva avere a che fare con gli stranieri, e poi lei l’inglese non lo parla… come faccio a spiegargli le cose? Con loro ho sempre avuto problemi. UER AR IU FROM? NO SPIK INGLISC! EL XE CUA’ DA UN MESE E NO ‘L PARLA L’ITALIAN!

Ho lavorato, e lavoro tuttora, con diversi ragazzi da diverse parti del mondo che arrivavano a Treviso con la speranza di realizzarsi nell’ambito creativo, ma soprattutto di trascorrere un’esperienza esaltante nella bella e calorosa Italia. Alcuni sono felici: zero criminalità, città pulita, il massimo della tranquillità, il paradiso in terra. Altri invece mi confidano i loro problemi: “Nessuno mi parla, perchè non conosco la vostra lingua e non ho una bella macchina” ogni volta mi rattristo perchè non è giusto e capisco che non posso chiamarmi fuori. “No, col cavolo, io non mi tiro fuori: questa è la mia città. Un unica grande città, tanti comuni, tante periferie, tanti sindaci, in realtà nessun centro, nessuna periferia.”

Dopo qualche anno ho imparato ad amarla questa città, luogo delle mie origini e dell’origine della mia famiglia. Treviso mi ha vista crescere, mi ha cullata e mi ha schiaffeggiata. L’ho vista vuota e gremìta di gente, ho vissuto i momenti di festa e di disagio, ho passeggiato lungo le sue strade da sobria e da ubriaca, ogni via, ogni scorcio corrisponde a un ricordo. E’ il percorso della mia vita. Ho imparato ad amarla da poco, da quando ho deciso di non tirarmi indietro, di farne parte. Vorrei che tutti l’amassero per questo, perchè hanno provato a giocare a freesbee in Piazza dei Signori, perchè la taverna aiuta a parlare in modo più disinvolto, perchè la puoi attraversare a piedi. Non perchè i cani non fanno più la cacca in centro e non si sporcheranno più i pneumatici della Porche o del BMW.

Come spiegarlo a chi non si pone neanche il problema? Dove sono tutti i cinesi quando finiscono di lavorare? Perchè ho mangiato da MacDonald? Perchè la citazione di Dante “E dove Sile e Cagnan s’accompagna” nel monumento a lui dedicato è troncata? Andare in stazione è pericoloso?

E io non so più se sono in un Piccolo mondo antico che muore o in una Los Angeles che nasce, popolata da una razza di antichi umani tavernicoli, da bestie domestiche, da computer e nuove specie aliene immigrate. Bestiario di creature dove gli animali gli umani e gli alieni non si parlano tra loro; lo sguardo degli animali e degli alieni pesa, ci fa: ma siu sicuri? Sio sicuri, seo sicuri? Si sicuri? Are you sure?

Tutte le citazioni sono state tratte da “Bestiario veneto, Parole mate” di Marco Paolini.