pink & geek
Ammetto di essere sempre stata molto sensibile al fascino della natura, ma di non essermi mai documentata sullo stato di salute del pianeta. Oramai tutti parlano di surriscaldamento terrestre, cambiamento climatico, emanazioni di CO2. Ed ancora: scioglimento dei ghiacci, animali in pericolo di estinzione, ecosostenibilità, raccolta differenziata, risparmio energetico…
Ho capito un po’ di più quali sono i rischi corriamo guardando il documentario di Al Gore “Una scomoda verità” (ne trovate qualche pezzo su youtube). Vi consiglio vivamente di guardarvelo, perchè quello che succede attorno a noi è impercettibile ma cambia ad una velocità incontrollata, e se non impariamo a rispettare le meraviglie che ci circondano non rimarranno ancora molti anni per godercele. A dire la verità, e questo mi turba davvero, ci sono già popoli che stanno pagando per le scellerate abitudini europee, americane, cinesi…
Lo so che queste poche righe sono probabilmente inutili, cose già dette, cose già sentite, ma mi piacerebbe pensare che salvare l’ambiente non sia uno sforzo, ma un piacere. Ecco perchè trovo simpatico questo semplice video: Make love, not CO2!
Il volto del mio nonno è segnato da tante tante linee. Ha la pelle olivastra e gli occhi che scrutano l’orizzonte. Spesso si siede in una seggiola di fianco al portone d’entrata e dal portico di casa nostra, sta delle ore ad osservare le automobili che passano nella vicina strada che taglia la campagna e arriva in paese. A volte mi sembra che aspetti qualcuno oppure qualcosa da raccontare. Io invece, quando ho voglia di ascoltare storie incredibili mi siedo semplicemente accanto a lui e lo distraggo facendogli mille domande. “Dai nonno, racconta! Com’era questa casa quando eri piccolo? E’ vero che qui vicino c’era un fiume pieno di pescatori e che i bambini potevano farci il bagno senza prendere le malattie?” Lui mi guarda e sorride. “Sono nato fortunato” dice sempre… “Anche se non avevo una lira in tasca ai miei tempi bastava così poco per essere felici: bastava una bicicletta ed una canna da pesca. Poi con i pochi soldi che guadagnavo vendendo il pesce mi fermavo a comprare dei dolcetti di crema pasticcera e frutta fresca. Mica quella frutta plasticosa e zuccherata che compera tua mamma… Era frutta che coltivavano i contadini del paese. Quando tornavo a casa la mamma usciva dalla cucina e mi rincorreva per il cortile con la scopa in mano. Dove sei stato tutto il pomeriggio? Urlava. Adesso le prendi! Mi diceva. Così risalivo in bici e mi nascondevo tra i vigneti finchè non si calmava. In fondo era bello girovagare tra i campi, respirare l’aria fresca, ritrovarsi con gli amici e fare il bagno al fiume. All’epoca si poteva fare il bagno tranquillamente, era pulito, e poi non c’erano quegli altissimi argini di cemento e neanche quelle strade che ora lo fiancheggiano. Non c’erano neppure quegli enormi pilastri che sostengono la superstrada laggiù, quella è stata costruita una decina di anni fa per smaltire il traffico dell’autostrada. Lì sotto una volta si coltivava il granoturco…
Volevo scrivere un post di fantasia, ed invece ne è uscito un pezzettino di storia dove probabilmente molti di noi si potrebbero riconoscere. A volte mi chiedo che cosa racconteremo ai nostri nipoti e se anche noi avremo la fortuna di sederci nella seggiola ripensando al passato, scrutando l’orizzonte.