pink & geek
Questo è il Buongiorno di Massimo Gramellini sul quotidiano “La Stampa“.
Credo sia giusto diffondere il suo messaggio.
Come portavoce autonominato della Opposizione Estetica, mi permetto di esprimere tutto il mio sommesso disgusto per il prototipo di donna che emerge dagli scandali di queste settimane, che poi è la stessa donna che vediamo paparazzata nelle feste della Roma Cafona o issata sui troni di cartapesta di certi programmi televisivi. Bella di una bellezza vistosa e ritoccata. Vestita e truccata come la maschera di un trans. Aggressiva, sgangherata, ignorante. Non so per quale ragione certi uomini di potere abbiano una predilezione per lei.
Immagino perché non li mette in discussione. E’ una donna-sofà, a cui il potente si rivolge per scaricarsi e rilassarsi, con lo stesso spirito con cui davanti al televisore preferisce una gara di rutti a un programma di storia. So però che sopravvive un altro genere di maschi e che a questi maschi continua a piacere l’altra donna. Quella che non sghignazza, ma sorride. Che non mostra, ma allude. Che non seduce con le microgonne, ma con gli spacchi. Che conserva intatto il mistero femminile e intriga l’uomo che cerca di entrarvi in comunione. Che non si rifà, ma ha cura di sé. E sa coltivare sogni più larghi di una passerella scosciata in tv.
Di quest’altra donna i media non parlano più, al punto che qualcuno è arrivato a preconizzarne la scomparsa. Mai la realtà fu così lontana dalla rappresentazione. L’altra donna esiste e cammina ogni giorno accanto a noi. A scuola, in famiglia, in ufficio, sul tram. Basta solo ripulire un po’ lo sguardo per riuscire a cogliere la sua meraviglia.
Anche se non scrivo, penso costantemente a cosa dovrei scrivere nel blog. Uso la parola “dovrei” perchè tante cose che leggo e penso dovrei scriverle per obbligo morale, per aggiugere una voce alle tante che nel web leggono, si informano e hanno delle opinioni. In un paese che sembra “dormire” di fronte alla cronaca quotidiana mi viene voglia di urlare, aggiugermi al coro della rete: unico ambiente veramente democratico in Italia.
Ma poi chiudo il browser e torno alla realtà. Mi accorgo di come sono andate le elezioni e mi rattristo, vedo le foto della gente d’Abruzzo che protesta a Roma, vedo un presidente del consiglio schernito in tutto il mondo che si sente leggittimato a fare party con mucchi di ragazzine ochette aspiranti veline o politiche (tanto è la stessa cosa… dipende dove le sitemerà il Papi) scopro inoltre che le intercettazioni telefoniche sono troppo invadenti per la privacy del Premier e mi chiedo se ha mai pensato a quanto è invadente lui e la sua fame di onnipotenza. Vedo chi si impegna per svegliare l’Italia dal torpore, ma lei sembra girarsi dall’altra parte e chiede altri 5 minuti per dormire.
Mi rattrista vedere chi vota per non “buttare il voto” e chi non vota perchè non sa cosa votare o non si sente rappresentato dai partiti. Vogliamo pensare a queste persone? Perchè i politici Italiani non tirano fuori il carattere invece di parlare di questioni personali? Vogliamo vedere le loro diversità, le loro idee, vogliamo sperare in un futuro migliore che non significa fama e soldi facili ma più coscienza per salvaguardare chi siamo e la terra in cui viviamo. Siamo stanchi delle solite faccie mummificate, imbalsamate, finte. Personalmente vorrei vedere qualche faccia nuova, scorgere novità, freschezza, sincerità. Ammettere che le cose non vanno bene è probabilmente il primo passo per cominciare a migliorare.
Italia svegliati! E’ ora di andare!
Oggi è il Blog Action Day e per partecipare basta scrivere qualche riga sulla povertà. L’iniziativa è molto bella: i blog si uniscono per il sociale, ed io non mi tiro indietro, infatti vi propongo questo post, anche se per parlare di qualcosa in modo efficace bisognerebbe conoscere a fondo l’argomento, ed in tutta onestà non mi sento all’altezza.
Dov’è la povertà? Lontana o dietro l’angolo? Come prima cosa viene da pensare al terzo mondo, a chi ancora oggi muore di fame, non ha acqua potabile, non ha istruzione. Ma basta guardarsi attorno, per capire che non necessariamente bisogna andare troppo lontano col pensiero. E’ una realtà scomoda, a cui non vorremmo guardare. La nomade che ti insegue chiedendoti uno spicciolo, il barbone che mette in vista la gamba deforme, chi non arriva a fine mese e lascia qualcosa alla cassa del supermercato. E’ facile fare finta di niente, il più delle volte penso che “tanto non sarò io a cambiare le cose“. In verità avrei potuto… ci sono tanti modi in cui ognuno può dare qualcosa agli altri; è che talvolta ci mancano le idee, il tempo, non sappiamo cosa potrebbe essere alla nostra portata, e soprattutto siamo presi dalla pigrizia finchè un problema non ci tocca da vicino.
Non voglio scrivere: “Coraggio! Costuiamo un mondo migliore!” penso sia già qualcosa pensarci ogni tanto e prendere una posizione. La vita sicuramente ci darà delle possibilità e ci metterà alla prova, forse potremmo reagire male, ma riflettendoci, possiamo trovare un modo per riscattarci.
Per me l’uomo del formaggio è sempre stato il venditore di caciotte al caseificio, fino a quando un mio collega non mi ha detto che l’uomo del formaggio è colui il quale si mette in mezzo ad una relazione o flirt. Esempio: ti interessa una tipa e mentre la stai corteggiando arriva l’uomo del formaggio che rovina tutto, te la sottrae da sotto il naso per una storiella di poco conto.
Le fonti web invece, mi riferiscono che l’uomo del formaggio è un personaggio della mitologia veronese che è grande, grosso, rude, grezzo, e ti fa rimpiangere tutte le volte che l’hai fatta franca… insomma, l’uomo che ti mette sotto e ti fa rigare dritta.
Ma secondo voi qual’è l’ipotesi corretta?
Finalmente mi sono decisa a romprere il silenzio stampa. E’ da un po’ di giorni che sto meditando di scrivere qualcosa sulle coltivazioni Geneticamente Modificate, dopo aver letto incredula il post “Il business della fame nel mondo” su beppegrillo.it
Sono caduta dalle nuvole perchè nonostante sapessi dell’esistenza di questo tipo di tecnologia in via di sviluppo, non avevo capito fino in fondo la gravità della situazione. Soprattutto non avevo pensato alla possibilità che questo tipo di coltivazione così tecnologica e sperimentale fosse esportata nei paesi poveri:
“rifiutando di mangiare prodotti GM in Europa, stiamo minacciando il mondo in via di sviluppo con la fame”.
Il progresso nel campo scientifico e biologico aveva promesso ricerche costruttive come lo studio di nuovi semi con proprietà anti-virali e alimenti più nutrienti per le persone bisognose. La realtà, purtroppo, sembra discostarsi da questi nobili propositi e infierire crudelmente sulle popolazioni povere. Il seme GM potrebbe infatti avere delle caratteristiche tutt’altro che positive: potrebbe rendere sterili i semi delle piantagioni o fruttare solo utilizzando determinati concimi.
Inoltre, come se non bastasse, sembra che queste produzioni siano comunque destinate al bestiame del mondo occidentale.
Vi invito a leggere se avete un po’ di tempo questo articolo: ”I semi del turbamento” di George Monbiot (2004) di cui vi riporto qualche pezzo:
“La domanda è semplicemente questa: si vuole che alcune multinazionali monopolizzino l’approvvigionamento mondiale di cibo? Se la risposta è si, si dovrebbe dare il benvenuto all’annuncio che si attende il governo faccia oggi, che la piantagione commerciale di una coltivazione geneticamente modificata (GM) può andare avanti. Se la risposta è no, bisognerebbe pentirsene. Il principale sforzo promozionale dell’industria dell’ingegneria genetica è di distoglierci da questo interrogativo.
La tecnologia della modificazione genetica rende possibile alle aziende di assicurare che qualunque cosa noi mangiamo è di loro proprietà. Loro possono brevettare le sementi e i processi che danno loro origine. Possono assicurarsi che le sementi non riescano a maturate senza i loro prodotti chimici brevettati. Possono impedire alle sementi di riprodursi. Comprando tutte le aziende produttrici di sementi concorrenti e bloccandone la produzione, possono impadronirsi del mercato alimentare, il più grande e il più diversificato di tutti.(..)
Il mondo ha un’eccedenza di cibo, ma ancora le persone patiscono la fame. Hanno fame perchè non possono permettersi di comprarlo. Non possono permettersi di comprarlo perchè le fonti di ricchezza e i mezzi di produzione sono stati accaparrati e in qualche caso monopolizzati dai proprietari terrieri e dalle multinazionali. Lo scopo dell’industria biotecnologica è di conquistare e monopolizzare le fonti di ricchezza e i mezzi di produzione.”
Io un’altra domanda ce l’avrei: “Possibile che esistano delle persone così spietate?”
Ci sono cascata anche quest’anno… in mezzo all’acqua e al sapone! Però stavolta ho segnato un gol!
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Berto il sagrestano dice sempre di si. Quando gli chiedi un favore annuisce ma alla fine è sempre lui che decide cosa fare. Rispetta rigorosamente le vecchie tradizioni o con più probabilità, i suoi gesti si ripetono meccanicamente, per abitudine. Berto conosce a memoria gli orari delle funzioni e le abitudini dei Padri. Se qualcosa va storto corre a fare la spia ma il più delle volte è lui lo storto ed è la moglie a farlo correre! Alle cerimonie che prepara con devozione, il calice di vino è sempre colmo e la bottiglia da un litro che conserva in sagrestia dura un solo giorno! Eh… si sa che il vino evapora!
Mario era il mio prof di storia dell’arte al liceo. Lo ricordo come un omaccione grande e grosso dal naso rubicondo. Non sono mai riuscita a capire se era ubriaco di prima mattina oppure se fosse una sua caratteristica naturale. Cominciava la lezione spiegando le varie correnti artistiche e terminava sempre col raccontarci le sue esperienze personali, come di quella volta in cui si è trovato a fare l’amore in una cinquecento, sfidando le leggi fisiche e geometriche. Era fiero di raccontarci delle sue marachelle di quand’era ragazzo e di quanto era fortunato ad aver respirato l’aria di rivolta e cambiamento del ‘68. Non era affatto modesto e ci ripetava in continuazione che sarebbe stato ricordato come “il miglior professore di storia dell’arte di tutti i tempi” ma questa boria non lo rendeva antipatico, anzi, ci faceva sorridere.
Tuttora penso che Mario sia un filosofo mancato. Ogni tanto era talmente orgoglioso delle frasi formulate che ci invitava a prendere il diario scolastico e scrivere sotto dettatura le sue massime. Forse anche lui come me considerava il diario come una forma d’arte o magari più semplicemente voleva farci riflettere. Stasera ritrovo scritto tra quelle pagine che “il corpo è la fabbrica del senso” e altre considerazioni sul mondo occidentale a confronto con l’oriente. Ripeteva con convinzione che “l’uomo è una struttura di carenza” e per tanto destinato a non raggiungere mai pienamente la felicità. Ricordo che la sua tattica per catturare la nostra attenzione quando davamo segnali di stanchezza era quella di discutere di sesso, religione o politica. Usava metafore improbabili, ma sempre a tema.
Alle interrogazioni faceva al massimo tre domande assolutamente prevedibili:
01. La data di morte dell’artista
02. Le opere importanti
03. Perchè viene ricordato
Il voto poteva essere 2, 6 oppure 8. Aveva un dono molto prezioso: quello della sintesi.
Discutendo talvolta mi tornano in mente le sue massime e sorrido. A distanza di cinque anni ringrazio Mario e tutti i professori che oltre ad insegnare le materie del programma scolastico regalano ai propri alunni qualche frammento della loro esperienza di vita e riescono a mettere in moto riflessioni e fantasie.