pink & geek
Il record di acqua alta a Venezia non fa quasi più notizia…
ma vedere il Colosseo riflesso sull’acqua dev’essere uno scenario davvero sconcertante, non credete?
Eccovi qualche consiglio utile per il Natale che sta per arrivare.
via ecoblog
In verità, ormai lo sanno anche i muri che la terra è in pericolo…
Purtroppo questa volta Superman e Batman non ci possono aiutare, non è un compito da super-eroi: salvare il pianeta è diventato il dovere di tutti.
I leader europei stanno decidendo ORA la nostra risposta ai cambiamenti climatici!
Saranno fra i primi a impegnarsi per combattere il riscaldamento climatico, tenendolo al di sotto di 2°C? Così da essere d’esempio per gli altri paesi? E’ OGGI che si decide il nostro futuro, per l’Europa e per il mondo.Insieme a Greenpeace, Amici della Terra e WWF, segui i loro progressi e chiedi loro se sono pronti a dare l’esempio… >>>
Ammetto di essere sempre stata molto sensibile al fascino della natura, ma di non essermi mai documentata sullo stato di salute del pianeta. Oramai tutti parlano di surriscaldamento terrestre, cambiamento climatico, emanazioni di CO2. Ed ancora: scioglimento dei ghiacci, animali in pericolo di estinzione, ecosostenibilità, raccolta differenziata, risparmio energetico…
Ho capito un po’ di più quali sono i rischi corriamo guardando il documentario di Al Gore “Una scomoda verità” (ne trovate qualche pezzo su youtube). Vi consiglio vivamente di guardarvelo, perchè quello che succede attorno a noi è impercettibile ma cambia ad una velocità incontrollata, e se non impariamo a rispettare le meraviglie che ci circondano non rimarranno ancora molti anni per godercele. A dire la verità, e questo mi turba davvero, ci sono già popoli che stanno pagando per le scellerate abitudini europee, americane, cinesi…
Lo so che queste poche righe sono probabilmente inutili, cose già dette, cose già sentite, ma mi piacerebbe pensare che salvare l’ambiente non sia uno sforzo, ma un piacere. Ecco perchè trovo simpatico questo semplice video: Make love, not CO2!
Uno, due, tre, quattro.
Uno, due, tre, quattro.
“Non è la forza che determina la velocità ma il ritmo”
dice Enrico.
Vorrei non avere fretta, almeno stavolta.
Sollevo lo sguardo verso gli alberi e le nuvole.
La brezza della sera mi accarezza il volto, l’umidità del fiume si arrampica al mio remo e mi afferra le mani.
La tensione della giornata, invece, scivola giù e affonda nel fiume.
Carlotta urla “Collisione!” e tutti scoppiano a ridere, poi mi incita a remare per scivolare via più veloci.
Hermann dietro di me è salito in canoa per la prima volta e con il sorriso sulle labbra sta già programmando di tornarci presto, con la famiglia al seguito. Ogni tanto sentiamo il fruscio dei canneti dietro di noi: non è il vento ma qualche sfortunato che perde la rotta e si incaglia sulla riva. Il tragitto è breve, e la fame comincia a farsi sentire. E’ il momento di attraccare.
Finalmente mi sono decisa a romprere il silenzio stampa. E’ da un po’ di giorni che sto meditando di scrivere qualcosa sulle coltivazioni Geneticamente Modificate, dopo aver letto incredula il post “Il business della fame nel mondo” su beppegrillo.it
Sono caduta dalle nuvole perchè nonostante sapessi dell’esistenza di questo tipo di tecnologia in via di sviluppo, non avevo capito fino in fondo la gravità della situazione. Soprattutto non avevo pensato alla possibilità che questo tipo di coltivazione così tecnologica e sperimentale fosse esportata nei paesi poveri:
“rifiutando di mangiare prodotti GM in Europa, stiamo minacciando il mondo in via di sviluppo con la fame”.
Il progresso nel campo scientifico e biologico aveva promesso ricerche costruttive come lo studio di nuovi semi con proprietà anti-virali e alimenti più nutrienti per le persone bisognose. La realtà, purtroppo, sembra discostarsi da questi nobili propositi e infierire crudelmente sulle popolazioni povere. Il seme GM potrebbe infatti avere delle caratteristiche tutt’altro che positive: potrebbe rendere sterili i semi delle piantagioni o fruttare solo utilizzando determinati concimi.
Inoltre, come se non bastasse, sembra che queste produzioni siano comunque destinate al bestiame del mondo occidentale.
Vi invito a leggere se avete un po’ di tempo questo articolo: ”I semi del turbamento” di George Monbiot (2004) di cui vi riporto qualche pezzo:
“La domanda è semplicemente questa: si vuole che alcune multinazionali monopolizzino l’approvvigionamento mondiale di cibo? Se la risposta è si, si dovrebbe dare il benvenuto all’annuncio che si attende il governo faccia oggi, che la piantagione commerciale di una coltivazione geneticamente modificata (GM) può andare avanti. Se la risposta è no, bisognerebbe pentirsene. Il principale sforzo promozionale dell’industria dell’ingegneria genetica è di distoglierci da questo interrogativo.
La tecnologia della modificazione genetica rende possibile alle aziende di assicurare che qualunque cosa noi mangiamo è di loro proprietà. Loro possono brevettare le sementi e i processi che danno loro origine. Possono assicurarsi che le sementi non riescano a maturate senza i loro prodotti chimici brevettati. Possono impedire alle sementi di riprodursi. Comprando tutte le aziende produttrici di sementi concorrenti e bloccandone la produzione, possono impadronirsi del mercato alimentare, il più grande e il più diversificato di tutti.(..)
Il mondo ha un’eccedenza di cibo, ma ancora le persone patiscono la fame. Hanno fame perchè non possono permettersi di comprarlo. Non possono permettersi di comprarlo perchè le fonti di ricchezza e i mezzi di produzione sono stati accaparrati e in qualche caso monopolizzati dai proprietari terrieri e dalle multinazionali. Lo scopo dell’industria biotecnologica è di conquistare e monopolizzare le fonti di ricchezza e i mezzi di produzione.”
Io un’altra domanda ce l’avrei: “Possibile che esistano delle persone così spietate?”
Tratto da una storia vera.
Micce: Nonna, di che materiale è fatto il contenitore delle pastiglie?
Nonna: Carta.
Micce: Non la scatola, intendo la parte interna, l’involucro che schiacci per far uscire le pastiglie.
Nonna: Carta.
Micce: No, non è di carta. Pensaci bene.
Nonna: Non so.
Micce: Ma dai! Usa l’intelligenza!
Nonna: …
Micce: Sei una persona intelligente o no?
Nonna: No.
Micce: Dovevi dire di si!
Nonna: Si.
Micce: Allora, quanti materiali conosci?
Nonna: Carta…
Micce: Le bottiglie di cosa sono fatte?
Nonna: Vetro.
Micce: Solo di vetro?
Nonna: Anche di plastica.
Micce: Bene, abbiamo già tre materiali. Carta, vetro e…
Nonna: Carta.
Micce: No, plastica. Quindi se l’involucro delle pastiglie non è di carta ne di vetro è di…
Nonna: Carta.
(qui comincio ad irritarmi)
Micce: Se non è vetro è…
Nonna: Plastica.
Micce: Quindi l’involucro delle pastiglie è di plastica. La plastica è umido?
Nonna: No…
Micce: Brava, vedi che sei una persona intelligente! Allora perchè butti la confezione di pastiglie sull’umido?
Nonna: Ma nell’umido non ci va anche la carta?