In qualità di trevigiana non potevo far finta di niente dopo aver visto la puntata di Porta a Porta di ieri sera dove a rappresentare la mia città ci stava il vicesindaco oramai noto come lo sceriffo Giancarlo Gentilini. Solitamente non mi va di parlare di politica in questo blog, ma ieri avevo la forte tentazione di ammutolirlo col telecomando ma purtroppo mi rendevo conto che questo non sarebbe servito a tappargli realmente la bocca.

L’ho sempre considerato un mancato cabarettista per le iniziative che proponeva, basti ricordare i teschi dipinti agli incroci pericolosi o la rimozione delle panchine dal centro per evitare che gli immigrati vi sostassero troppo a lungo. Non l’ho mai giudicato, pensavo solo fosse un tipo eccentrico, dal modo di fare appariscente ma non mi sono mai realmente soffermata su quello che diceva, fino a ieri, quando l’ho ascoltato con un po’ più di attenzione.

Potete dirmi che ha fatto molto per la città, che la ama, che in fondo è un uomo semplice ed espone in modo sintetico e chiaro le sue idee ma resta il fatto che il modo in cui si è posto ieri in trasmissione mi ha fatta vergognare. Si è presentato come un razzista intollerante e ha fatto intendere che l’intera provincia lo sostiene e lo acclama. Il tema tra le altre cose era il presepe e le tradizioni natalizie nelle scuole, ma il nostro showman non perdeva occasione per ricordare che islamismo corrisponde a violenza, droga e a tutti i mali del mondo. Non crede nell’integrazione degli stanieri nel nostro paese se non sottostando alle sue condizioni, non crede all’uguaglianza tra i cittadini e a questo punto comincerei a chiedermi se crede nella democrazia.

“Nessuno tocchi le nostre tradizioni” e fin qui siamo tutti d’accordo, ma il suo divagare è stato davvero imbarazzante. “Loro hanno una religione che porta al terrorismo e al suicidio, la nostra è una religione di amore e tolleranza” ha detto. Caro vicesindaco, allora non sei cristiano o forse ti ritieni tale ma avresti bisogno di ripassare le lezioni di religione. Che poi questa gente parlava dell’ora di religione come se si trattasse di catechismo. Io ricordo benissimo che a scuola si parlava di tutte le religioni, non solo di quella cristiana. Mio fratello ad esempio in questo momento del programma sta confrontando il calendario festivo degli ebrei con quello dei mussulmani e dei cristiani. Che facciano tutti l’ora di religione e diventi un momento di arricchimento e di scambio culturale! Questo non significa battezzare e mandare a catechismo i propri figli, che è tutto un altro discorso. Tra l’altro, riguardo questi ultimi due punti sarebbe bene che alcuni genitori si decidessero ad educare con più coscienza e meno complessi di perbenismo.