the pink side of life / 100% fuffa blog
Vi sto parlando del tipico seduttore sfuggente, il tarmatore per eccellenza, il poeta che infiamma i cuori, il mago dagli effetti speciali, il pioniere dell’amore.
Le ragioni per cui bisogna evitarlo sono talmente semplici che non serve spiegarle.
Prima regola del perfetto incantatore: chiedere sempre “Quando usciamo?” Senza proporre mai una una data, un orario e un luogo. Quando sei tu a decidere, lui è impegnato.
Seconda regola: inviare e-mail o lettere molto personali sempre prima di partire per un viaggio della durata minima di una settimana, invitando il destinatario a credere nella veridicità dei suoi sentimenti. La parte più toccante e romantica verrà puntualmente smentita tra le righe del documento stesso.
Terza regola: non ti aiuterà mai a risolvere o chiarire i tuoi dubbi, il massimo che può fare è alimentarli.
Quarta regola: l’incantatore non sbaglia mai. Sostiene di non avere fini subdoli, di comportarsi in buona fede seguendo il suo infallibile istinto ma sempre con gentilezza. Se qualcosa va storto non è colpa sua. Sicuramente sei tu la stronza.
Quinta regola: quando è estroverso ed espansivo può sorprenderti con le sue tecniche di adulatore. Utilizza aggettivi molto coloriti e originali come superculetto, fiera delle curve, o dei classici come sei sempre più bella, ma quanto sei dolce. Naturalmente sa benissimo che noi donne amiamo i complimenti ma il suo oltrepassare i limiti rende surreale la conversazione.
Sesta regola: anche se l’incantatore si dovesse evolvere nello stadio successivo di conquistatore (ovvero avrà afferrato la preda) il suo compito di confondervi non è finito. Il suo modo di essere è una filosofia di vita, la sua galanteria e il suo affetto dovranno invedere il mondo. Ecco perchè continuerà a manifestare le proprie capacità edulatorie ed amatorie anche con altre donne. Perchè gratificare solo la propria ragazza? Come privare le donne di tale piacere?
Settima regola: è generoso e condivide con gli amici le sue esperienze personali ed i segreti per arrivare alla meta. In quanto rinomato playboy può dare consigli utilissimi e un identikit dettagliato delle sue ultime conquiste.
Chi si sente parte del club?
108 Responses for "L’Incantatore. Se lo conosci lo eviti ma se non lo conosci…ti ci affezioni!"
Ah beh la terza regola è mia, per fortuna ho solo quella!!
io NON faccio parte del club .. .o forse si.. no dai.. boh! Scherzi a parte le donne sono ancora peggio !!!
beh ma… mi sembra che queste siano tutte delle ottime qualità, no?!
Poverine le donne fanno sempre la parte delle vittime…
Ma quando mai!!!!!! Secondo me e secondo mie esperienze personali le donne fanno di peggio, altro che incantatrici…
Chi è con me batta un colpo…
P.s. oggi mi sento un cattivone
Ma secondo me queste regole non funzionano, se uno usa la regola 1 e la 5 lo mando subito a quel paese.
Non ho detto che le donne sono sempre vittime e che voi siete incantatori, io ho semplicemente descritto una tipologia di persone. Se vi siete offesi forse vi sentite parte in causa
Aspetto i vostri post di risposta sulla donna ammaliatrice…
micce: parli per esperienze personali? non hai mai conosciuto uomini come me allora… 347 5382553 …sei sempre più bella, ma quanto sei dolce. Non ho fini subdoli
trix questa è una risposta da perfetto incantatore ma non ti facevo così! Non dirmi che hai preso lezioni!
Secondo me ci sono delle scuole che rilasciano il certificato di incantatore con tanto di riconoscimento a livello europeo!!
Micce quando usciamo assieme?
ti ho mandato una mail molto personale…
dubbi? problemi? perplessità?sappi che sono presente…
guarda che non ho fini subdoli…
volevo dirti anche che sei bellissima e che la luce dei tuoi occhi mi richiama come un lupo alla luna…
se vuoi quando usciremo assieme porta anche una tua amica… più gente c’è meglio è…
dai che poi dovrò raccontare tutto agli amici…
aspetterò con ansia la tua risp.
vedo che c’è un po’ di incantatore in ognuno di voi
forse un pizzico di incanto e magia ci vuole per destare interesse, monaco, l’importante è non esagerare!
eheheheh fino a venerdì sarò il tuo tarmatore per eccellenza!! poi ti lascerò respirare per 2 settimane…
Non volevo lanciare una sfida!
La vita è una sfida…
ok, ok siete tutti farfalloni ho capito ma anche tu ex-suk? ti pensavo un ragazzo serio…
suvvia micce, quello che ho detto era in senso ironico…
ciao sono il tuo farfallone…
non prendermi sul serio è che oggi sono in vena scherzosa…
monaco, non c’è pericolo
purtroppo, come fornit sa, dopo le prime 6 parole della prima regola il mio cervello si rifiuta di osservare caratteri messi insieme a formare un senso logico,quindi nn so queste “regole” ma sono tutte BUDELLATE…smettiamola di catalogare le persone con standard predefiniti.. siamo tutti diversi uno dall’altro, abbiamo vari componenti nel ns carattere…e questa varieta’ ci distingue dagli altri, quindi affanculo sti post del c***o ke mi stanno in c**o e parliamo d’altro, tipo l’altro giorno …….
Bankier non scrivere commenti così lunghi!! Tanto dopo la seconda riga non legge più nessuno!!
Chi e’ tra di voi che ha mai baciato Michela?
Mai incantato nessuno io.
Ma un tipo così lo trovi solo nelle patatine dai!!!
questo blog sta diventando pericoloso…
Questo blog non stà diventando pericoloso ma interessante e vivace… altrimenti sarebbe troppo un blog monotono e p…..o!
Cara Micce ti devo informare che sono a buon punto con la mia ricerca…
bankier sono d’accordo con te, non si catalogano le persone ma se può essere divertente, perchè no?
utente anonimo che si firma miccesplendida non ho grandi segreti. Ma non so se qualcuno voglia risponderti, puoi chiederlo direttamente a me…
trip ne trovi, fidati.
monaco mi fai paura!
anonimo miccesplendida: ma che domande fai? allora chi ha mai baciato il monaco
? Io ho baciato micce sta mattina in ufficio… .!!!
Paura? solo? pensavo peggio …
ehi Trix che centro col bacio? scommetto che sono stato scelto a caso…
bene bene ora innesco la combustione…
Trix sentiamo: come l’hai dato il bacio a micce questa mattina?
a) passionale
b) bacio moderato sulla guancia
c) bacio con endoscopia
a
come a???!!!??? trix il tuo naso potrebbe scheggiare il monitor!
ha ha ha ha! Trix sei un grande… ti spedirò una bella birra doppio malto dall’ungheria…!
ritiro , tutto falso ! mai baciato micce !!!
mi sento come un piromane dei blog…
Ho dovuto cancellare due messaggi perchè non mi piace avere nome e cognome in bella vista su questo blog, anche se la maggior parte di voi mi conoscono.
Chissà perchè ma il diavoletto sul mio orecchio destro mi dice che è riferito a me…:)-
monaco ma ci fai o ci sei? sei tu che hai scritto il mio nome per esteso?
Siete come Benetton che ruba la terra ai nativi della Patagonia…..anche te micce sei uguale levando alcuni post dimostri di essere una conservatrice e non una liberale………
ma te sei matto! per questione di privacy penso di poter decidere se mettere o non mettere qui il mio nome!
GIA’ LEGGEVO ANCH’IO SU REPUBBLICA
“Benetton, restituisci
la terra agli indios”
Parla il premio nobel che difende i mapuche della Patagonia
di OMERO CIAI
Ciò che chiedo è un gesto di solidarietà, un atto di altruismo verso questa famiglia mapuche che, cacciata dalla sua terra, non ha altro futuro che la povertà e la fame. Luciano Benetton deve capire che è stato coinvolto in una ingiustizia”. Appena conosciuta la sentenza che ha dato ragione all’imprenditore veneto nella causa contro una famiglia di indios mapuche, il leader delle lotte per i diritti umani e premio Nobel per la pace nel 1980, Adolfo Perez Esquivel, ha preso carta e penna e ha scritto un appello contro quella che definisce “una vergognosa truffa ai danni degli indios della Patagonia”. La ragione del contendere è un appezzamento di 385 ettari che fanno parte dei 900mila acquistati dall’azienda italiana in Argentina.
BENETTON NON SI SMENTISCE MAI ;))))) SEMBRA TANTO UN BRAVO INDUSTRIALE…..MA COME TUTTI PORTA CON SE LE SUE “BELLISSIME CONTRADDIZIONI” E VOI DI FABRICA LO ARRICCHITE….ANZI MEGLIO LUI VI SFRUTTA BENISSIMO…..PER IL SUO MARKETING
MICCE LA TUA BELLEZZA TI FARA’ PERDERE IL LAVORO! C’E’ UNA SOLUZIONE DIVENTA PIU’ BRUTTA……
sento un filino di nervosismo qua dentro… MicceSplendida con cosa hai fatto colazione sta mattina , con ragni vivi e un bicchiere di puss ???
anche MicceBrutta ha problemi di stomaco oggi!!! CheDUEGRANpalle!
TRIX SO CHE TI DISPIACE ORA LAVORARE IN QUEL POSTO MA CHE CI VUOI FARE…..LA VERITA’ SPESSO DA FASTIDIO……FA MALE
e che posto sarebbe?
CHIARAMENTE FAI LO SPAZZACAMINO CON MARY POPPINS!
! mister simpatia ! rido
FORTIsssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssIMO!
QUALCUNO SA L’INDIRIZZO DI CASA DI MICHELA DEVO INVIARLE UN MAZZO DI ROSE ROSSE E BIANCHE
caro “utente anonimo” trix non lavora con me, stava solo scherzando questa mattina non mi ha dato nessun bacio. Siamo tutti qui a commentare scherzosamente. Ti sento un po’ agitato, non volevo rovinarti la giornata con questo post…
per il discorso della Patagonia, hai ragione, quello che è successo non è giusto. Secondo te dovrei licenziarmi per questo?
Santa Micce
No Micce non dovresti licenziarti! dovresti farti dare un bacio! Non mi hai rovinato la giornata ma me l’hai allietata. Sono contento che “siate” “Tutti” a commentare “scherzosamente” si vede che ho colpito nel segno…….ti amo micce
COME NEL GLADIATORE
…”UN GIORNO CI INCONTREREMO……MA NON ANCORA, NON ANCORA…….NOT YET” CIAO
Patagonia, Mapuche contro Benetton
La famiglia trevigiana possiede immensi latifondi in Argentina. La causa di una coppia di contadini per l’occupazione di un lotto porta alla luce un contenzioso sociale
di Riccardo Bocca
Quattro fratelli ricchi e famosi contro una coppia di contadini senza terra. È questo l’imprevedibile scontro giudiziario stile Davide e Golia a cui si è appassionata l’intera Argentina. Da una parte la famiglia Benetton, titolare della Edizione Holding spa (capofila di società come Autogrill, Autostrade, Grandi Stazioni e lo stesso Benetton Group), dall’altra due rappresentanti del popolo mapuche, antica comunità della Patagonia.
La storia inizia nel 1991, quando i fratelli trevigiani si affacciano in Argentina con una mossa eclatante: l’acquisto di tutte le proprietà della Compañía de Tierras del Sud Argentino S.A. Il costo dell’operazione è considerevole: 50 milioni di dollari, ma anche il ritorno. Oggi la Compañía è proprietaria di 900 mila ettari e i Benetton sono i primi possidenti terrieri dello Stato. Un potere che si esprime in numeri: 16 mila bovini da macellazione, 260 mila pecore e montoni allevati, 1 milione 300 mila chili di lana esportati ogni anno in Europa, 80 milioni di dollari investiti in attività varie. Per questo l’edizione domenicale del quotidiano ‘La Nacion’ ha dedicato a Luciano Benetton una copertina col titolo: ‘L’uomo che ha comprato la Patagonia’. E sempre per questo i media hanno seguito attentamente il processo contro la coppia mapuche. Un episodio solo in apparenza piccolo, che sta invece avendo conseguenze politiche, sociali ed economiche.
La storia ha per protagonisti Atilio Curiñanco e Rosa Nahuelquir, mapuche con alle spalle vite faticose. Atilio per 15 anni ha lavorato in una fabbrica di congelamento carni, mentre Rosa ha sbarcato il lunario come operaia tessile. Nel frattempo la coppia ha cresciuto quattro figli a Esquel, dove sarebbero rimasti se nel febbraio 2002 la ditta di Rosa non avesse chiuso. A quel punto i 300 pesos al mese di Atilio non bastavano più, così la famiglia ha deciso di cambiare vita. “Ci siamo rivolti all’Istituto autarchico di colonizzazione”, raccontano, “e abbiamo chiesto se fosse libero un lotto di 525 ettari chiamato Santa Rosa. Volevamo una risposta scritta, ma non è mai arrivata. Ci è stato invece detto a voce che il terreno era demaniale e inutilizzato, dunque potevamo occuparlo”.
Per sicurezza, dicono i coniugi Curiñanco, il 23 agosto 2002 hanno informato delle loro intenzioni anche il commissariato di Esquel. Dopodiché si sono trasferiti sul lotto Santa Rosa, dove “abbiamo arato la terra, creato un sistema di irrigazione, piantato ortaggi e frutta, allevato animali e risistemato lo steccato”. Giorni su giorni a spaccarsi la schiena dalla mattina alla sera. Fino a quando, il 2 ottobre 2003, alla porta dei Curiñanco si sono presentati 15 agenti di polizia che li hanno sgomberati, sequestrando tutti gli attrezzi e prendendosi pure una coppia di buoi.
Il perché è presto detto. Il 30 agosto la Compañía de Tierras aveva denunciato i coniugi mapuche. Le accuse erano due: avere occupato un terreno che in realtà apparteneva alla Compañía, e averlo fatto in modo violento e occulto, abbattendo il recinto e approfittando dell’oscurità. Ipotesi che i coniugi Curiñanco hanno sempre rigettato, ma che sono parse convincenti al giudice delle indagini preliminari José Oscar Colabelli. Lo stesso giudice è stato in seguito sospeso dall’incarico per avere ordinato lo sgombero di un’altra famiglia, rivelatosi ingiustificato. Ma intanto la causa ha fatto la sua strada, lasciando i Curiñanco disoccupati, senza terra e alla sbarra, con una causa penale e una civile intentate dai Benetton.
Le due sentenze di primo grado sono giunte alla fine di maggio, ma non hanno portato pace. I Curiñanco sono stati assolti dall’accusa di usurpazione di territorio, dal momento che non sono risultati atti violenti o occulti. Allo stesso tempo hanno dovuto restituire il lotto Santa Rosa alla Compañía, in quanto il giudice ha ritenuto attendibili le fotocopie autenticate degli atti di proprietà presentati in aula. “Bene così”, commentano i portavoce della Compañía: “Ci interessava ribadire il diritto alla proprietà, e ci siamo riusciti. Quanto all’aspetto penale, prima del processo abbiamo avvicinato la famiglia mapuche proponendo un accordo. Se ci restituivano il lotto Santa Rosa avremmo ritirato la denuncia, ma non ne hanno voluto sapere”.
Un fatto, quest’ultimo, che i Curiñanco confermano, e che giustificano con la loro voglia di pubblica verità. Una voglia rimasta identica anche dopo la sentenza di restituzione. Delusa, la signora Rosa ha dichiarato in pubblico che “il giudice era stato comprato dai Benetton” (salvo poi ritrattare per sfuggire a un’altra causa). Da parte sua il marito Atilio ha invece detto che ricorrerà in appello. Ma nel frattempo la domanda che tutti in Argentina si sono posti è questa: perché grandi proprietari terrieri come i Benetton, i più grandi di tutta la nazione, si sono infilati per soli 500 ettari in una battaglia tanto impopolare? “Una cosa è certa”, commenta Gustavo Manuel Macayo, avvocato dei Curiñanco: “Ancora una volta non sono stati rispettati i diritti delle popolazioni indigene della Patagonia. E ancora una volta la controparte è costituita dalla famiglia Benetton, la quale peraltro non ha diritto di occupare quelle terre”.
In che senso? Per spiegarlo bisogna tornare indietro di un secolo, afferrando una storia antica che dopo il caso Santa Rosa potrebbe trasformarsi in attualissima diatriba economica. L’avvocato dei Curiñanco contesta infatti l’atto con cui a fine Ottocento lo Stato argentino donò a dieci latifondisti inglesi le stesse terre che sarebbero poi finite ai Benetton. “Il presidente argentino José Félix Uriburu”, dice Macayo, “diede a ciascuno di quei signori circa 90 ettari di terra in Patagonia. Ma per farlo ha violato le leggi del tempo. Ad esempio, non si è rivolto all’ufficio notarile generale del governo. Non ha rispettato il limite massimo previsto per le donazioni di 625 ettari. E inoltre ha giustificato le donazioni con le migliorie apportate dagli stessi inglesi nei territori: ma come si poteva parlare di migliorie nel 1896, se ancora adesso le migliorie scarseggiano?”. Ora, continua Macayo, “il problema non riguarda più solo la storia del Santa Rosa, i Curiñanco e nemmeno i Benetton. È un’ingiustizia nazionale, e va risolta con un’indagine che porterò al Congresso della nazione, dove molti sono pronti a sostenermi. Se avrò ragione, i possedimenti dei Benetton dovranno tornare a chi spettano, cioè ai mapuche”.
Logico che la Compañía de Tierras non condivida una singola parola di questa tesi. “Abbiamo i documenti originali che provano la totale legittimità del possesso delle terre”, dice l’ufficio stampa Benetton: “Siamo tranquilli”. D’altro canto non è la prima volta che in Patagonia i Benetton si trovano nel mirino delle proteste. Spesso l’organizzazione mapuche 11 ottobre ha attaccato i fratelli trevigiani, considerati “latifondisti che sfruttano terre non loro”. Di più: il portavoce Mauro Millán ha denunciato tempo fa presunte irregolarità della Compañía de Tierras nella gestione del personale (260 assunti, 100 nella società partecipata Cosulan, più 340 nell’indotto). “C’è la testimonianza di un lavoratore”, ha detto, “che inizia alle quattro del mattino e finisce quando cala il sole”. La Compañía replica: “Mai avuto significative controversie in materia di lavoro, come dimostra l’altissima fidelizzazione del lavoro”. Il che, in sostanza, significa: nessun dipendente si è mai messo contro di noi, anche perché “di lavoro da quelle parti ce n’è poco, e quel poco lo dà la Compañía”, come onestamente dice l’ufficio stampa.
L’intera controversia, ci tiene ad aggiungere la Compañía, prescinde comunque dalla volontà dei Benetton. “I mapuche”, spiega, “considerano la Patagonia un territorio che è stato sottratto ingiustamente nell’Ottocento e che gli spetta per diritto. Se ci attaccano, è solo per attirare l’attenzione sulle loro questioni”. Sarà. Vero è però che i movimenti mapuche non sono gli unici ad avercela coi Benetton. Anni fa, per dire, si è molto risentito il comune di El Maitén, località nella provincia del Chubut dove la Compañía possiede 47 mila 510 ettari sul totale di 60 mila. Era stato deciso un aggiornamento del patto fiscale, l’azienda dei Benetton si è rifiutata di coprire la differenza e solo dopo un lungo tira e molla ha accettato di pagare 100 mila dollari. Lo stesso ha dovuto fare con un altro Comune della zona, quello di Epuyén, a cui ha versato 35 mila dollari.
Entrambi gli episodi sono stati ripresi dalla stampa locale e dal quotidiano nazionale ‘El Clarín’, il quale da tempo dedica ai Benetton un’attenzione critica. Ora sarà interessante vedere come affronterà la nuova querelle, centrata sul rapporto tra la Compañía de Tierras e lo Stato argentino. In più occasioni la comunità mapuche ha criticato l’eccessiva accondiscendenza delle autorità al potere dei Benetton, o perlomeno una certa contiguità, e stavolta un sintomo di vicinanza c’è. A ‘L’espresso’ risulta infatti che la Compañía partecipi alla realizzazione di un commissariato di polizia sulla strada nazionale 40, nel cuore della Patagonia. E l’azienda conferma: “Abbiamo messo a disposizione un casotto che già esisteva”, racconta l’ufficio stampa Benetton: “Ci ha chiesto aiuto la polizia del Chubut, a corto di denari, e noi abbiamo contribuito”. “Un intervento mirato a presidiare sempre più i territori mapuche”, lo definisce il gruppo 11 ottobre. “Un’iniziativa rivolta alla sicurezza stradale”, ribatte la Compañía: “L’incrocio tra la strada nazionale 40 e quella per Cholila è sempre stato pericoloso, adesso sarà possibile controllarlo meglio”.
Quale che sia la verità, la polemica descrive bene il clima. Pesante. Un crescendo di tensione alimentato da continui attacchi e repliche. Esattamente quello che successe quando la Compañía fu accusata di modificare il corso dei fiumi per irrorare meglio i suoi pascoli, provocando danni all’ambiente. Su questa ipotesi è stata aperta dalle autorità un’inchiesta, dedicata in particolare alla deviazione del rio Chubut. E sempre i fiumi sono stati al centro di un’altra contestazione, stavolta a opera di Enrique Cleri, presidente della Cámara de prestadores de servicios turísticos del Chubut occidentale, il quale si è opposto al fatto che l’accesso ai corsi d’acqua nelle tenute Benetton fosse regolato da cancelli e lucchetti: “È profondamente ingiusto”, ha protestato: “Ci stanno rubando la nostra identità di abitanti della Cordigliera”.
Inutilmente la Compañía de Tierras ha detto e ridetto che il solo scopo dei recinti è quello di tutelare l’integrità dei territori, e che i cittadini possono richiedere l’accesso a laghi e fiumi delle sue tenute. I mapuche non ci sentono. E neppure Carlos Maestro, ex governatore della provincia del Chubut, il quale ha scritto su ‘Viva’ (rivista del ‘Clarín’): “Comprano le nostre terre, le migliori. La comprano senza vincoli e ostacoli. Quando i Benetton comprano un milione circa di ettari significa che in Patagonia comprano tutto. Nelle loro terre hanno fiumi, laghi, piante, minerali, tutto… Me li immagino, i Benetton, che raccontano ai loro amici italiani come hanno potuto comprare un milione di ettari senza alcun problema”.
Quale sarà il futuro della Patagonia con queste premesse? Quali accordi potranno portare a un maggiore equilibrio tra le ragioni economiche della Compañía e il risentimento storico dei mapuche? Nessuno azzarda ottimismo. Al contrario, anche tralasciando la causa dei Curiñancos, si profilano altre ragioni di scontro tra latifondisti e indigeni. Molti mapuche sono ad esempio preoccupati per lo sfruttamento minerario in atto da parte di potenti società, attratte in Patagonia dalla scoperta di filoni d’oro. Il 2 giugno scorso la stampa riportava la notizia che quattro dipendenti della Inversiones Mineras Argentinas S.A. sono stati intercettati mentre trafficavano all’interno di terreni privati. Fonti locali riferiscono a ‘L’espresso’ che nella stessa zona del lotto Santa Rosa sono stati effettuati una decina di carotaggi nel terreno. E anche la Compañía de Tierras si sta dando da fare, partecipando con il 60 per cento delle azioni alla recentissima società Minera Sud Argentina S.A. Un capitolo finora sconosciuto che autorizza il dubbio: non è che la causa contro i coniugi Curiñanco sia stata giustificata dall’interesse per un terreno potenzialmente prezioso? “Al momento”, risponde l’ufficio stampa Benetton, “la società Minera Sud Argentina prevede interventi soltanto al nord e al centro del Paese. Certo, se spuntasse una clamorosa miniera al sud, sarebbe assurdo rinunciare…”.
Un concetto, quello del ‘rinunciare’, che la Compañía de Tierras raramente applica in Patagonia. Al contrario le sue iniziative sono numerose e ben finanziate. Un esempio evidente è il Museo Leleque, a 20 chilometri dal comune di El Maitén, sorto sulla terra della Compañía e sostenuto dai Benetton con 800 mila dollari, ai quali vanno sommati altri 60 mila l’anno investiti nel centro studi ‘El hombre patagónico y medio’. Nelle intenzioni dei fondatori la struttura doveva valorizzare i 13 mila anni di storia patagonica. Una promessa mantenuta con rigorose ricerche scientifiche, che però non hanno sedotto le popolazioni indigene. Viceversa le hanno irritate fin dall’inaugurazione, avvenuta il 12 maggio 2000. Quel giorno lo slogan dei mapuche era: “Non siamo oggetti da museo. Siamo vivi e vorremmo essere ascoltati”.
MA COME CAZZO SI FA……FATEVI LICENZIARE TUTTI MA SALVATE QUELLA GENTE……MICHELA SEI LA MIA SPOSA PROMESSA FAI QLC SO CHE TE PUOI PERCHE’ HAI UN’ANIMA IMMENSA
utente anonimo non hai altro da fare che rompere le ….. perchè non t’ incateni davanti alla villa di Benetton e non fai la tua protesta ? e poi credo che se tu avessi avuto la stessa opportunità avresti fatto la stessa cosa o forse di peggio… quando la ricchezza ti acceca sei perduto…
CHE CAZZO DICI MONACO…..STRONZATE! CI SONO PERSONE CHE NON SI VENDERANNO MAI….VEDI GINO STRADA E MOLTI ALTRI……
Una nuova minaccia di sgombero: lo stato e Benetton volgiono un altro ettaro. di Sebastian Hacher
Nella Patagonia argentina, Benetton e il governo statale di Chubut preparano una nuova azione di sgombero; questa volta sono 8 famigle per lo piu’ formate da donne, bamibini e anziani. L’ obiettivo e’ aggiungere un ettaro ai 900.000 che di cui il gruppo italiano e’ gia proprietario in Patagonia, e impiantare un attivita’ turistica aprofittando della linea ferroviaria. Per portare avanti il progetto, sia l’ impresa che il governo statale, considerano indispensabile espropriare la casa a piu’ di 50 persone e smantellare la scuola n.90 che istruisce e alimenta 18 di questi bambini, alcuni dei quali con seri problemi di denutrizione.
Qui presentiamo la storia di un nuovo sogmbero che tuttavia si puo’ ancora evitare.
Il treno della Patagonia.
La Trochita, uno dei treni piu’ famosi della Patagonia, e’ stato completato nel 1945. Per decenni e’ stato il mezzo di trasporto principale per le merci e gli animali della Argentine Southern Land Company, un agglomerato di fattorie produttive inglesi donate dal governo argentino dopo il genocidio etnico conosciuto anche some “La Campana al Desierto”.
La maggior parte del tracciato del treno e le stazioni erano collocate in mezzo alle proprieta’ inglesi e ad un centinaio di piccoli paesi, “movimentando fino a 6 treni al giorno. La compagnia caricava lana, animali, nei tanti punti lungo il tragitto’ stando al racconto di Roberto Yanez, un ferroviere in pensione che ha visto nascere il treno.
Con l’ arrivo dell’ asfalto e dei camion negli anni 70, il trasporto commerciale via treno comincio’ a declinare in Argentina. Durante gli anni 90, nel periodo menemista, la politica di privatizzazioni investi’ anche il trasporto pubblico e la Trochita fini’ in decadenza. La stessa politica menemista permise alla Benetton di comprare a prezzi stracciati la Argentine Southern Land Company(d’ ora in avanti rinominata ‘La Compania’), diventando di fatto padrona del 9% delle migliori terre della regione patagonica.
Oggi, piu’ di 10 anni dopo, il nuovo progetto turistico auspicato dal governo della provincia di Chubut consiste nel riabilitare il treno predisponendo un percorso guidato per la regione e, anche se i funzionari statali negano qualsiasi relazione con l’ impresa italiana, uno delle offerte principali del percorso turistico sara’ la visita alle proprieta’ dei Benetton.
La propaganda del progetto lo presenta come ‘un vero viaggio alle origini che parte dalla stazione Cabecera El Maiten fino a Leleque, dove inoltre si potra’ visitare il museo Leleque e degustare una tipica grigliata di carne della Patagonia nella tenuta della compagnia Benetton’.
Anche il museo e’ di proprieta’ dei Benetton. Nel servizio offerto dal treno, chiamato ‘SCHE’, per il passeggero e’ previsto un bigletto unico; treno, entrata al museo e pranzo nelle fattorie dell’ italiano; lasciando intendere chiaramente a che punto arriva l’ integrazione tra gli interessi dello Stato e quelli dell’ impresa.
L’ unica piccola difficolta’ per portare avanti il progetto, un ‘impiccio’ como lo chiama Miguel Mateo, coordinatore generale del progetto, sono i quasi 50 bambini che con le loro madri vivono nella stazione dei treni di Leleque e la scuola a cui ricorrono loro insieme ai figli di coloro che lavorano per Benetton.
La stazione
In tutte le stazioni della linea della Trochita, ci sono delle case costruite, dove precedentemente vivevano gli impiegati della ferrovia con le loro famiglie. Dopo la chiusura della linea ferroviaria, li’ sono rimasti alcuni pochi impiegati, la maggior parte dei quali gia’ pensionati, e successivamente arrivarono lavoratori agricoli senza dimora che si installarono in queste abitazioni dopo aver ricevuto l’ autorizzazione dalla societa’ ferroviaria.
Nella maggior parte dei casi, il cambiamento si rileva per la possibilita’ di mandare i figli a scuola senza che dovessero farsi tutti i giorni numerosi chilometri a piedi o a cavallo.
Per tutta la meta’ del ventesimo secolo, la stazione di Leleque ha sognato di diventare una cittadina, con servizi quali la posta, un posto di polizia e una strada asfaltata vera e propria. Don Yanez, 74 anni di eta’ di cui 40 passati a Leleque, racconta che ‘qui era bello, non c’erano problemi, non cerano furti, I Serquis avevano un bar proprio dove ora ce’ il museo, e si riempiva di gente.’. Era una meraviglia, c’era abbastanza gente, con famiglie anche numerose, ed e’ per questo che e’ stata aperta la piccola scuola. Chiunque camminava come un padrone, andava per i campi, cacciava qualche animale, procurava uovo di struzzo. Una volta dissero addirittura che avrebbero fatto una come una riserva indigena, arrivammo a misurare il terreno, ma alla fine non se ne fece nulla.’
Con la chiusura del treno e l’ arrivo in zona dei nuovi padroni, tutto cambio’, e a detta di tutti i vecchi
abitanti per il peggio. Laura, impiegata de ‘La Compania’ da 40 anni e profonda conoscitrice della zona, ci spiega che ‘Benetton appena arrivato licenzio’ molta gente. Se prima cerano 250 lavoratori, adesso il numero non arriva a 100 in tutta la zona che dipende da Leleque’.
Oltre a cio’, si presero nuove terre; Laura spiega che ‘la strada per il fiume Chubut, che e’ una strada comunitaria non dovrebbe essere chiusa. Ci sono cancellate a chiave, e per entrare devi chiedergli permesso e non si puo’ pescare piu’ del consentito perche’ non te lo permettono. In fondo alla strada vivono delle famiglie, pero’ non possono uscire da li’, devono fare 90 chilometri in piu’.
Anche la vecchia stazione di Leleque ha sofferto dei cambiamenti. Don Yanez si lamenta che ‘adesso siamo intrappolati e possiamo uscire solo da un lato’, perche’ da anni le vecchie strade comunitarie sono state incorporate dalle proprieta’ dei Benetton. Leleque e’ rimasta una isola di un ettaro nel mezzo di una mare di recinzioni, e nemmeno si puo’ transitare per le vecchie vie provinciali.’
I problemi con i proprietari per questi motivi sono frequenti. Don Yanez e’ stao protagonista di alcuni di questi. “Una volta sono stato attaccato dall’ amministratore. Mi chiese perche’ gli stessi occupando il campo. Io gli dissi ‘Signore, io non sto occupando nessun campo, lavoro da queste parti da 40 anni’. Non successe niente ma mi rimprovero’ ugualmente, non tenevo niente di piu’ che un ramo e lui aveva dei guardaspalle.”
Da 3 anni, l’ ostilita’ degli amministratori de ‘La Estancia’, agli ordini di un responsabile non casualmente di nome Ronald Mac Donnals, si e’ trasformato in un progetto concreto. Le intenzioni della compagnia erano sgomberare le case, smantellare la stazione e spostare tutto nella parte dietro del museo, affinche’ si potesse mettere in essere il percorso turistico completo. E se ancora il progetto non e’ avanzato a causa di un ricorso che ha dichiarato la stazione ‘patrimonio provinciale’, l’ idea e’ rimasta fluttuante nell’ aria, e la minaccia di sgombero ha cominciato a rovinare la vita degli abitanti del luogo.
Lo stato, come al solito, si e’ convertito nell’ incaricato di fare ‘il lavoro sporco’, di togliere degli abitanti
dal luogo in cui vivono.
Gli sgomberati di sempre
Una rapida occhiata ai cognomi delle famigle minacciate e’ sufficente per farsi una idea della situazione; Nahuelquir, Curiñanco, Antieco, Quilaqueo; tutti cognomi originari del popolo Mapuche, contadini strappati alle loro terre e costretti a lavorare per un salario da fame affinche’ i loro sfruttatori continuino ad arricchirsi.
La situazione sociale nella zona e’ critica. Le case non hanno l’acqua potabile, e per recuperarla bisogna scavalcare una recinzione dei Benetton e andare con le taniche fino ad un ruscello che di inverno diventa secco. Non ce’ gas, e la caccia e la raccolta delle uova di struzzo e’ regolata dal capriccio de ‘La Compania’. Non ce’ nemmeno un presidio sanitario, a detta degli abitanti perche’ ‘La Compania’ si e’ opposta alla proposta. Molti fanno notare che la guardia medica aveva detto di aver parlato con MacDonnals ma che lui non ha dato l’approvazione’. Il medico, quindi, viene una sola volta al mese, quando “gia’ tutto il mondo e’ guarito. Il mese scorso tutti i bambini avevano la tosse, e quando e’ arrivato gia’ stavano tutti bene”.
Nonostante questa ‘disattenzione’, o forse come parte di essa, tutte le donne del luogo ricevono gratuitamente il DIU, un dispositivo intra-uterino che impedisce che possano rimanere incinte di nuovo.
Silvana Vazquez e’ la direttrice e una delle maestre della scuola n. 90 di Leleque. Gli alunni, divisi in due piccole classi, ricevono tutti i giorni un pasto caldo e una educazione che gli permette di completare il nono anno dell’ EGB. Silvana racconta con angoscia le peripezie che stanno vivendo gli alunni e il personale della scuola.
“E’ da due o tre anni che non possiamo piu’ portare avanti i progetti che abbiamo. Vogliamo fare un orto biologico, piantare alberi, ma viviamo sempre sotto la minaccia di dovercene andare. E’ una situazione stressante, nonostante il luogo sia tranquillo, perche’ non sappiamo cosa potra succedere il prossimo anno”.
“Hanno cominciato a venire - racconta - per fare pressione direttamente sulle famiglie, alle madri che vivono in casa con i loro figli, vanno casa per casa, ma alla scuola non sono mai venuti. Vengono dando in ogni casa una notizia differente, nulla e’ mai chiaro. Questo genere di pressioni e’ fatto direttamente dal personale de ‘La Compania’.
Una delle principali promesse che gli abitanti di Leleque hanno ricevuto da parte dello Stato e’ di consegnarli delle case e dei terreni a Esquel o a El Maiten, a basso costo o attraverso dei crediti emessi dallo Stato stesso.
A Patrizia, che ha 6 figli, le hanno detto che “ci avrebbero fatto una casa a basso costo a Esquel. Che dobbiamo trovare il terreno e che loro poi si fanno carico dei materiali”. A Norma e ai suoi 9 figli, le hanno offerto un accordo differente. Racconta che le hanno chiesto “se teniamo un altro posto dove andare, o se potevamo trovarne uno, perche’ volgiono sistemare questo posto perche’ ci venga a lavorare gente del turismo”. A Dona Candelaria, una pensionata delle ferrovie di 87 anni, le hanno promesso prima una casa a Esquel, che lei ha rifiutato perche come dice vivere in quella citta’ sarebbe come “essere detenuta”, e allora hanno cominciato a dirle che si sarebbe potuto
trattare perche’ lei rimanesse li’. Pero’ al suo vicino, Don Yanez, gli hanno detto che “sara’ difficile che la vecchietta che vive qui di lato potra’ rimanere”.
E cosi’ e’ stato con tutte le famiglie.
Le varie promessa non sono state mai mantenute, nonostante la minaccia di sgombero diventasse giorno dopo giorno piu’ concreta. “Vogliamo fare il trasloco prima dell’ estate”, spiega diligentemente il funzionario della compagnia ferroviaria, come se si trattasse di un semplice spostamento di cose.
Alla fine di Agosto, per aumentare la pressione, e’ arrivata una cirolare che soddisfa una vecchia aspirazione degli amministratori de ‘La Compania’; la proibizione di tenere animali, dal bestiame fino ai cani e le galline, una delle poche forme di sussitenza che hanno gli abitanti del luogo.
Le pressioni sono continuate con lo scopo di convincere i ragazzi della scuola, proponendo addirittura di portarli in centri d’ accoglienza nella zona. Patrizia racconta che “Quando e’ venuto Don Matteo mi ha chiesto se avevo ritirato i libretti dei ragazzi, lui voleva toglierli dalla scuola ma io non glieli diedi”. Lo stesso funzionario ha redatto richieste di terreni a El Maiten e Esquel a nome della sua famiglia, per accellerare o trasferimenti. Quando gli chiediamo sopra la situazione di Patrizia e dei suoi figli, Miguel Mateo si e’ giustificato dicendo “di aver fatto la richiesta come favore, perche’ lei lo aveva chiesto ma non l’ aveva ancora fatta. Le ho detto di leggerla e di tenersi una copia”.
Pero’ per Patrizia le cose sono differenti. Ci spiega che il funzionario “ha voluto che firmassimo delle carte, pero’ io non ne ho firmata nessuna, perche’ non so leggere”.
Il vecchio mestiere di resistere
Da poco, e con la minaccia dello sgombero sempre piu’ vicina, gli abitanti hanno cominciato a organizzarsi. Patrizia ci racconta che quando arriva il funzionario della compagnia ferroviaria “prima andava di casa in casa, e non sapevamo cosa diceva agli altri, non ci riceveva mai insieme, adesso ce’ piu’ unione e ne parliamo tra tutti”.
Uno degli esempi che portano gli abitanti e’ quello della stazione di Nahuelpan, che sta sulla stessa tratta ferroviaria, dove arrivano quasi 12.000 turisti all’ anno. A differenza della stazione Leleque, quella di Nahuelpan sta’ all’ interno della comunita’ Mapuche, e le case della vecchia stazione, dove vivono parecchi abitanti della zona, sono stare ristrutturate dal comune.
Dal momento che li non ci sono interessi di Benetton, i poveri non sembrano dare fastidio, e la maggior parte di essi vendono torte fritte, organizzano cavalcate e vendono artigianato Mapuche ai turisti. Prane, uno dei Tehuelche che vive a Nahuelpan, ci racconta che tutte le volte che passa il treno, guadagna tra i 40 e gli 80 pesos, e che la maggior parte delle volte, la domanda finisce per essere superiore all’ offerta di pane e torte che cucina nella sua casa.
Patrizia vede le cose in modo diverso. Si rammarica che “per loro non valiamo niente. O che non abbiamo alcuna capacita’”. Pero’ tutte loro, dalla piu’ giovane fino a Dona Candelaria, sono esperte, come qualsiasi altra donna Mapuche, nel filare e nella tessitura, oltre al fatto che sono eccellenti cuoche, e in attivita’ da cui si potrebbe trarre guadagno in campo turistico.
I bambini di Leleque anche loro hanno molto da dire. La maestra racconta che “arrivo’ a scuola un progetto del ministero delle educazione in collaborazione con le poste, dove i bambini dovevano scrivere lettere con il francobollo gia’ pagato dalle poste. Abbiamo fatto un lavoro con gli alunni del terzo ciclo, e loro hanno scritto lettere a tutti i giornali del paese. Si lamentano della situazione penosa in cui vivono, dicono che vogliono rimanere, che non vogliono che si chiuda la scuola.
Anche gli stessi impiegati di Benetton sono scontenti della situazione. Laura ci conferma che “non e’ solo la gente della compagnia ferroviaria che vuole sgomberare la gente. Fanno lo stesso da tutte le parti perche’ non vogliono lasciare gente estranea alla compagnia”.
Il vecchio mestiere di sgomberare
I tramonti a Leleque, tra dalle colline e l’ orizzonte recintato da Benetton sono uno spettacolo imponente, Il vento fa volare le foglie degli alberi, mentre tutto si tinge di dorato, si ascoltano le risa dei bambini che giocano a calcio dentro il perimetro della stazione.
E’ uno spettacolo patagonico. Inospitale ma con tutto il fascino che solo la natura puo’ avere.
E’ una vita cosi’ tranquilla che l’ arrivo di una visita o qualsiasi fatto fuori dalla quotidianita’ si converte in una notizia di cui si parla per molto tempo, e va a far parte della serie di aneddoti che, condividendo un mate’ amaro, ci raccontano gli abitanti del luogo.
Di notte, il silenzio solo viene interrotto dal crepitare della legna nelle stufe, e il latrato di alcuni cani che da lontano difendono le pecore dalle volpi in cerca di cibo.
Penso che solo per il fatto di smantellare questo luogo, e di togliere il sorriso ad un pugno di bambini, Benetton non ha alcun diritto di appropriarsi di un centimetro di piu’.
Pero’ non si tratta solo di questo, ma sopratutto di una sequenza di sgomberi ed ingiustizie che ormai si succedono da piu’ di 100 anni, e che l’ arrivo di nuovi re della Patagonia non ha fatto altro che ravvivare.
L’ acquisto di una provincia intera, lo sgombero dei Curiñanco un anno fa’, la chiusura e la deviazione del corso di alcuni fiumi e strade comunitarie, la recinzione di terre e riserve indigene, sono solo i precedenti di questo nuovo caso di sgombero, forse il piu’ grande e il piu’ auspicato da parte dello Stato negli ultimi anni.
Permetteremo che si prendano un altro pezzo di paese?
QUINDI MONACO E IN QUESTO CASO -PEZZO DI MERDA- NON TI PERMETTERE DI DARMI DELLO SFRUTTATORE…..FORSE NELLA VITA NON FARO’ MAI SUCCESSO MA NON SARO’ MAI UNO SFRUTTATORE DI GENTE CHE STA GIA’ MORENDO DI FAME…..MI STA SUL CAZZO CHE UN IMPRENDITORE TREVIGIANO SI FACCIA EROE SALVOTORE DEL MONDO CON LE SUE CAMPAGNE PUBBLICITARIE……QUANDO ALL’INTERNO SE SI GUARDA UN PO’ E’ PIENO DI MERDA COME QUASI TUTTE LE MULTINAZIONALI…….
CHE GUEVARA ERA ARGENTINO SE POTESSE RESUSCITARE DALLA SUA MORTE BOLIVIANA APPENDEREBBE PER LE PALLE IL CARO LUCIANO…..HO MOLTI AMICI ARGENTINI ULTRA INKAZZATI…..I BENETTON SI RIFUGIANO DIETRO PEZZI DI CARTA……FANCULO.
micce scusa ! per tutto sto casino…..ti amo…..
sono perfettamente d accordo con te “compagno”! Ma secondo me stai terrorizzando per il cazzo la povera micce! Lei non centra niente! dai…
INFATTI LEI NON C’ENTRA NIENTE….E’ CHE TI DEVO DIRE L’HO VISTA IN FOTO E MI SONO INNAMORATO DI LEI! :)…P.S. SE LO SA LA MIA RAGAZZA
MICCE DICE : “L’INCANTATORE. SE LO CONOSCI LO EVITI, SE NON LO CONOSCI TI CI AFFEZIONI”
MA COME SI FA A NON ESSERE POETI CON IL VISO CHE TI RITROVI?
p.s. aspetto commenti dai lavoratori di fabrica…….ciao raga’
Pezzo di merda a me? quando mai ti ho dato del sfruttatore? spera solo di non incontrarmi a 4 occhi caro sconosciuto… modera il linguaggio…
wow pure minacce ora……che sfigato che sei monaco!
trix perche’ dovrebbe essere terrorizzata la dolce Michela?
“quando la ricchezza ti acceca sei perduto…
il_monaco”
CHE MERDA CHE SEI MONACO
perchè non ci si comporta così … se devi dichiararti fallo privatamente senza giocare e divertirti in pubblico ! Poi se è vero che l hai solo vista in foto tutti i “ti amo” che spari sono assolutamente inutili e di cattivo gusto! :). E non fare copia incolla di tutti i testi che trovi in rete , linkali così andiamo a vederli con calma!!!
CHIARAMENTE IL MONACO SI RIFERIVA ALLA RICCHEZZA MATERIALE……PERCHE’ SE SI RIFERISCE ALLA RICCHEZZA DELL’ANIMA DI MICHELA…..BHE ALLORA LI SIAMO IN PARADISO……
bhe grazie di dirmi cosa devo fare trix! lo terro presente…..grazie anche per come devo comportarmi…..ti ringrazio perche’ senza di te non saprei proprio come fare!
MICHELA POSSO SAPERE A COSA PENSI RIGUARDO AGLI ULTIMO POST…..GRAZIE
ti amo(per trix la amo in modo platonico perche’ un’anima cosi’ bella non puo’ essere sporcata dall’amore carnale [che cazzo sto dicendo :))))))))]
Guarda che sei tu quello che attacca caro sconosciuto… invece di fare copia ed incolla perchè non vai lì e ti rendi conto di persona di come stanno realmente le cose?
e ti dico queste cose perchè conosco gente che ci lavora laggiù e va bè non sarà un santo ma ha pure sfamato e dato lavoro a molta gente che viveva nella fame più assoluta………
non spetta a noi a giudicare…
FIGURATI, SE POSSO CONSIGLIARE BENE NON MI TRATTENGO.
MICHELA CI SEI? UNA PAROLA SULLA PATAGONIA…..
TRIX ERA IRONIA!
CAZZO NON CI AVEVO PENSATO NON SPETTA A NOI GIUDICARE……GIUSTO E’ VERO…..MA INFATTI E’ TIPICO TREVIGIANO NON GIUDICARE… COME IL SINDACO (ORA PROSINDACO) GENTILINI…..QUANDO DICE E DICEVA “VESTIAMO GLI EXTRACOMUNITARI DA LEPROTTI E APRIAMO LA STAGIONE DELLA CACCIA”….OPPURE “HAIDER E’ UN MIO ALLIEVO” o cazzate del genere….non sta a noi giudicare infatti se a treviso c’e’ un razzismo di facciata…..ma bisogna ammettere che Benetton ha persino concesso nel giorno di RAMADAM il palaverde….quindi lui non e’ razzista anzi viste le campagne pubblicitarie che fa e’ per l’integrazione dei popoli non importa se poi si scopre che india si fabbricano le sue magliette con le mani dei bambini…….lui non ne sa niente
Volevo leggere con più calma quello che hai scritto e magari pubblicare un nuovo post a riguardo…
hai ragione, Gentilini è un razzista di merda! La storia dei cani poi è pura follia…vabbeh! Posso chiederti di dove sei? Io di Castelfranco Veneto!
VIVO A TREVISO, SONO NATO QUI…..MA NON SONO “TREVIGIANO”
Studi a Venezia?
NO NON STUDIO A VENEZIA…..!
mha
NOGENTILINI c’ero arrivata tipo 3 secondi fa! ma firmati col tuo nick che fai meno confusione… stavo morendo di curiosità!
siete solo dei G8 del cazzo!
W Gentilini!!!!!!!
vi ricordo che se non era per lui a quest’ora non si potrebbe andare più liberamente nei parchi perchè c’erano gli accampamenti……!!!!!!
Monaco sei l’unico che ha un pò di testa laggiù!!!!
BHE VEDI SE STAVI MORENDO DI CURIOSITA’ MICCE SIAMO GIA’ A BUON PUNTO PER SPOSARCI…..DIMMI QUANDO CI SPOSIAMO CHE MOLLO LA TIPA CON CUI STO…..IN QUESTO PERIODO…..(AH MICCE SE NON YI INTERESSO ALMENO ILLUDIMI :))))))))))))))
G8 DEL CAZZO????? CHE CAZZATE…..!
http://www.artesottomarina.it/sceriffo un sito di un mio caro amico!
PARLIAMO DEGLIA ACCAMPAMENTI
Se ti riferisci alla storia delle tende vicino alla restera…..bhe quelli erano tutti ragazzi migranti (non li chiamo extracomunitari perche’ ragioniamo sul fatto se uno statunitense, canadese, svizzero li chiamiamo cosi’??) che lavoravano regolarmente con permesso di soggiorno e tutto ma a cui nessuno voleva affittare la casa……questa e’ la realta’…..
MICCE QUANTO TI FAI OFFRIRE UN CAFFE’…..VISTE LE MIE RISORSE ECONOMICHE E’ IL MASSIMO CHE TI POSSO OFFRIRE…..OVVIAMENTE NON STO PARLANO DEL MIO AMORE CHE QUELLO RESTERA’ SEMPRE MASSIMO ANCHE SE PLATONICO
Quest’ultimo punto è molto sentito anche per chi lavora qui a Fabrica, qui il 50% delle persone vengono da paesi stranieri e una volta che cercano di stabilirsi a treviso diventa molto difficile per loro trovare casa e inserirsi nella città, anche se hanno un normale stipendio e contratto di lavoro. Non sono convinta che sia un problema politico, lo trovo più un problema culturale. I trevigiani purtroppo vivendo in una piccola città non si sono mai dovuti confrontare con “il resto del mondo” lo fanno a fatica, perchè sono legati ad un modo di pensare vecchio, un po’ provinciale se vuoi, ma che in qualche modo li rassicura. Anche questo tema è molto ampio…
per il caffè… io consiglierei piuttosto una camomilla!!!
PERVERTITI
Ancora la storia dei leprotti di Gentilini… MA BASTAAAAAA!
non sapete più a cosa attaccarvi(visto che chi si lamenta per queste cose evidentemente non ha un cazzo da fare tutto il giorno…) vi illustro un esempio moooolto interessante…..!
sono daccordo con giaz
Bastaaaaaaaaaa! cambiate discorso…….
micce, se vai a londra o a parigi dove + del 50% della popolazione e’ straniera noterai ke c’è MOLTO piu razzismo rispetto a qua…. sia da parte degli “indigeni” ke dagli stranieri…..
-el bankier- ed è la cosa che mi è piaciuta meno della bella Londra!
WOW sto via un giorno e arrivano una novantina di commenti!! Alla faccia del flame!!!
bankier, pensandoci hai ragione… sarà retorica ma è proprio vero che “tutto il mondo è paese”!
Si scrive “tutto il mondo è Paese”
——– SENTI CHE CALMA OGGI ———–
volevo solo farvi capire ke treviso e’ una piccola citta’, ma cio nn vuol dire ke siamo esclusi dal mondo, molte volte e’ proprio ki vive nelle metropoli ke si sente isolato in un mondo ke gira molto + velocemente…… aiuto deme na birra!!!!!
deso vo bevarghine una!
il mio computer è troppo marcio e non riesco a leggere i commenti…vedo solo “pervertiti” del caro cuginetto…
cmq, cara michela, venerdì notte scorso, eri fuori da muscoli’s?? (così mi dicono) cavoeo!vien saudarme!!
un basetto
cazz..nn mi son firmato…ma si capisce no??
neanche adesso??
strabilliovisto i riferimenti al cugino si capiva che eri tu. La prossima volta che ci vediamo ti do i bacetti che avanzi
Mmmmmhhhh, che carino…..
alcune regole sono mooolto vere xD eheheh!!
Un affettuoso saluto… Step83
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