La mia giornata nera solitamente si può identificare verso le 17.00 del pomeriggio, quando il mio capo appoggia il portatile al mio fianco. Inutile chiedere delucidazioni fino alle 18.00. Quando teoricamente dovrei pregustare il sapore della libertà lui mi dice con aria vaga: “ci sarebbe questa cosa da fare perchè domattina alle 9.00 c’è una presentazione”. A quel punto penso “Ma porca putt**a ma perchè? ma dirmelo prima fa schifo? non è giusto! sempre io! sgrunt! etc…” poi rassegnata annuisco e so che prima delle 20.00 non uscirò di lì. Così è stato anche ieri sera.

Quando sono riuscita a scappare e a percorrere circa 10km verso casa mi viene l’idea di fare una telefonata. Tasto nella borsa e non trovo il cellulare: l’avevo dimenticato! Solitamente l’avrei lasciato in ufficio ma ieri dovevo trovarmi con delle amiche e per sicurezza sono tornata indietro. Entro ed esco da Fabrica agitatissima perchè in ritardo come sempre. Salgo in macchina, faccio una piccola manovra per uscire, retro e BAM prendo il muro di recinzione di una casa, striscio il paraurti e rompo un catarifrangente “Ma porca putt**a, ma perchè?”

Arrivo a casa voglio mangiare qualcosa di veloce mi preparo un panino. Al primo morso sento che il pane è vecchio, per poco non soffoco da quanto era secco. Brontolo un po’ ed esco dalla cucina “Mangerò fuori…”

Stamattina mi alzo con una fame della madonna, mi viene in mente che ieri sera presa dalla fretta o forse per il caldo mi sono dimenticata di cenare e mi rifaccio con due merendine. Arrivata in ufficio scopro che la mia collega Daniela, che già vi avevo presentato come la mitica Soralella, ieri sera ha fatto un incidente mentre tornava a casa in bici da Fabrica e adesso è in ospedale. Può andare peggio di così?

I signori sono pregati di toccarsi lì e le signore di portare la mano sinistra sulla tetta destra come gesto scaramantico. Grazie.